“Riconoscersi è dirsi: esisti!” – Dare e ricevere carezze

Mentre camminate per la strada e vedete un vostro vicino che viene in direzione opposta. Nel momento in cui vi incrociate sorridete e dite: “Bella giornata!”. Il vostro vicino sorride a sua volta e vi risponde: “Si, proprio bella!”. Voi e il vostro vicino vi siete appena scambiati delle carezze. Definiamo carezza come un’unità di riconoscimento. Un sorriso, uno sguardo, un complimento sono tutti gesti che ci mostrano che la nostra esistenza è stata riconosciuta. La carenza di interazioni e di riconoscimenti è la ragione primaria per cui l’isolamento è la peggiore delle punizioni. Tutti noi abbiamo bisogno di carezze e ci sentiamo deprivati se non le otteniamo. 

Possono esserci diversi tipi di carezze. Possiamo sentirci riconosciuti per ciò che facciamo, per esempio quando veniamo elogiati per aver fatto un ottimo lavoro; o per ciò che siamo, quando ci viene sottolineato un nostro modo di essere. Possono essere dette a parole o con i gesti. Ma non sono solo positive. 

Esistono anche carezze negative, cioè sperimentate come spiacevoli da chi le riceve. Ciò che sorprende è che il principio su cui gli esseri umani si muovono è: qualsiasi tipo di carezze è meglio di nessuna carezza. Per soddisfare il nostro bisogno di stimoli possiamo utilizzare le carezze negative tanto quanto le positive. I bambini lo sanno istintivamente. Tutte le volte che non ottengono carezze positive di cui hanno bisogno, escogitano modi per ottenere carezze negative. Per quanto dolorose siano, le preferiscono alla temuta alternativa di essere lasciati privi di carezze. 

Le carezze rinforzano il comportamento: quando un comportamento si rivela utile per farci avere delle carezze tenderemo a ripeterlo. Ma ripeteremo solo quel comportamento per cui riceviamo carezze che siamo pronti a ricevere infatti la maggior parte di noi è abituato ad ottenere alcune carezze e quindi svaluterà altre carezze che raramente riceve. È come se ciascuno di noi avesse un filtro delle carezze. Può accadere che qualcuno, da bambino, decida che le carezze positive siano scarse e non degne di fiducia e decida di sopravvivere con quelle negative. Nella vita adulta potrebbe continuare a filtrare le carezze positive e ad accogliere solo quelle negative. Quindi se viene fatto un complimento è probabile che venga svalutato. 

Claude Steiner (psicologo, stretto collaboratore di Eric Berne, fondatore dell’analisi transazionale) sostiene che a noi tutti da bambini, i nostri genitori hanno inculcato cinque regole restrittive riguardo le carezze.

Non dare carezze quando ne hai da dare.

Non chiedere carezze quando ne hai bisogno.

Non accettare carezze se le vuoi.

Non rifiutare carezze quando non le vuoi.

Non dare carezze a te stesso.

Per riprenderci la nostra consapevolezza, spontaneità e intimità, dice Steiner, dobbiamo rifiutare il restrittivo addestramento di base e divenire consapevoli che le carezze sono disponibili in quantità illimitata. Possiamo dare una carezza ogni qualvolta lo vogliamo, non importa quante ne diamo, esse non finiranno mai. Quando vogliamo una carezza possiamo liberamente chiederla e possiamo prenderla quando è offerta. Se non ci piace una carezza che ci è stata offerta, possiamo rifiutarla apertamente. Infine possiamo provare piacere a dare carezze a noi stessi. 

BIBLIOGRAFIA
Ian Stewart, Vann Joines (1987) – L’Analisi Transazionale: Guida alla psicologia dei rapporti umani, trad. it., Garzanti, 2000. 
William F. Cornell, Anne de Graaf, Trudi Newton e Moniek Thunnissen (2016) – Dentro l’AT. Fondamenti e sviluppi dell’Analisi Transazionale, LAS, 2019.

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